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NEO-RAZIONALISMO ITALIANO

Il primo modello di
Neorazionalismo Italiano
SAGGIO BREVE
Paolo Gioffreda, architetto
Premio Internazionale Professionalità "Rocca d'Oro"

L’Architettura Neo-Razionalista Italiana sorge nella direzione di avvalorare, attualizzare ed estendere gli studi, le ricerche e le realizzazioni non solo della impareggiabile Architettura Razionalista Italiana, ma anche tutti i valori culturali della classicità tramandatici da essa nel tempo. Il prefisso “Neo” viene a testimoniare la straordinaria eccezionalità, ma anche la straordinaria irripetibilità dell’Architettura Razionalista Italiana.

Come oggi il Neo-Razionalismo Italiano, così ieri, diverse architetture neoclassiche, in corsi e ricorsi storici, hanno richiamato la straordinarietà di Grecia e Roma antiche, in bellezza, equilibrio delle forme e dei volumi nei tracciati regolatori, sezioni auree, rapporti armonici a misura di uomo (dal Romanico al Rinascimento, dai sec. XVIII e XIX dello stile detto proprio neoclassico - quando proprio dall'Italia si esponeva un’armonia di forma e funzione ed una crescente moderazione decorativa, con modelli studiati ed imitati in tutta Europa - al sec. XX con l’Architettura Razionalista Italiana).

I corsi ed i ricorsi storici, senza avvilupparci nel volerli riaffermare come nelle tesi di Gianbattista Vico, sono tanto più plausibili quanto più sono riscontrabili i fatti trascorsi su cui si basano. I più riscontrabili non sono quelli degli avvenimenti del passato basati su parole o scritti, bensì le opere materiali, palpabili, come un quadro, una scultura o un mausoleo. Pertanto in architettura ogni revisionismo storico sarebbe irrilevante. L’architettura, come ogni manufatto, si colloca quindi sempre su fatti osservabili, analizzabili ed immutati, oggi come nel giorno della loro realizzazione, unicità storiche incapaci di cambiare nel tempo e, se restaurate, sempre meglio identificabili con l’evolversi delle analisi scientifiche, proprio al contrario della opinabile e retroattiva mutevolezza degli scritti sugli eventi umani. Quindi è proprio l’autenticità e il sincronismo dei corsi con i ricorsi storici, che sono avvenuti e continueranno nella classicità storica dell’architettura, che valida l’architettura classica in ogni sua fase ricorrente, che la valida come sempre presente e futura in un libro indistruttibile, scritto nella storia e nel cuore della civiltà umana, sempre aperto per venire osservato e proseguito.

 Fare architettura, secondo metodo, quindi secondo cultura trasferitaci in eredità, significa restare essenzialmente nell’attitudine del fidarsi su quello detto e realizzato da altri prima di noi, rielaborarlo in coscienza, in crescenza della cultura e con la comprensibilità espressiva di cui ne plasmiamo il divenire e l’avvenire. Colui che opera, nel cammino dell’architettura classica, opera rinnovandola, ne fa la “manutenzione” con le nuove “tecniche” approfonditesi, non “riedifica” un’architettura da capo, generando nuove regole e metodi da archi-star da “nuovi creatori”, sbizzarrendosi e legittimando le proprie bizzarrie con ogni varietà di teorie progettuali, travisate o sconosciute.

Continuare il cammino dei nostri padri significa non inventarsi nulla, bensì prendere spunti da ciò che è già stato portato avanti in secoli di ricerca, sperimentazione e sviluppo: non è possibile creare daccapo l’architettura, non è umanamente, fisicamente, professionalmente, psicologicamente plausibile. Dunque se l’unica ragionevolezza fosse nell’evidenza emotiva immediata o solo dimostrata personalmente, come è divenuta mala abitudine progettare oggi, non si potrebbe più procedere perché ognuno dovrebbe rifare tutti i processi daccapo, saremmo tutti dei trogloditi contemporanei! Malgrado ciò, nel caos del mercato di oggi, troppe certezza architettoniche (ed anche di altre arti) sono improvvisazioni senza basi, prive di studio e di ricerche, quindi prive di continuità nel verso che ci ha indicato la civiltà architettonica.

Per fare architettura quindi bisogna essere giusti, proseguire a scrivere sul libro indistruttibile dell’architettura classica, barocca, neoclassica, scritto nella storia e nel cuore della civiltà umana, proseguire nel favorire uno “sviluppo sostenibile” per i bisogni etici ed estetici connessi alla qualità della vita e le scelte delle future generazioni. Per fare architettura bisogna imparare a fidarsi di coloro che insieme e coesi si sono avvicendati precedendoci (dal trilite al Razionalismo Italiano): in questo senso, la qualità del metodo progettuale non si discosta dalla quella di tutti i metodi civili consequenziali che noi utilizziamo, anche quello di vivere pace e prosperità nei rapporti umani e sociali collaudati e consolidati. Se l’architettura, come l’urbanistica, non venisse intesa come risposta alla realtà (ovvero nel mio progetto e nel mio presente c’è l’opera umana che precede la mia stessa esistenza), né ci fosse apertura all’impensato ed iniziativa accessibile alla cooperazione nella coesistenza, estetica ma anche etica quindi, allora l’architettura finirebbe di essere un metodo e cambierebbe solo nella mera sostanza ideologica di un empio sapere.

Pertanto l’Architettura Neo-Razionalista Italiana raccoglie, rielabora e sviluppa il cammino sinora intrapreso per conservare e comunicare l’inestimabile corso dell’arte classica, medioevale, rinascimentale, barocca, neoclassica e così via dicendo, nella storia dell’architettura e, in particolare, elabora e sviluppa quella ricerca prodigiosa del Razionalismo Italiano, riguardo la sua peculiare epifania cosmica del tempo e dello spazio. Esso ci ha mostrato come il tempo, nel suo continuo procedere, può rivelarsi attraverso una metafisica di stilemi, superando lo spazio antropizzato che muta nel procedere del tempo stesso, sia per il dissolversi della materia, che circoscrive lo spazio costruito, sia per le modifiche prodotte dalle nostre decisioni.

Questo Nuovo Razionalismo Italiano tende a riconfermare, seppur nel tempo, le forme senza tempo, ovvero non secolarizzabili in quanto tali, che solo l’Architettura Razionalista Italiana è stata in grado di rivelarci, mostrando che il tempo solo può resistere allo spazio ed ai suoi mutamenti, così come alla storia ed al suo visibile, ovvero alle trasformazioni materiche di forme che disegnano nuovo spazi, voluti o non voluti dall’uomo.

Solo l’Architettura Razionalista Italiana, laddove il tempo plasma la forma nello spazio metafisico, divenendo, a sua volta, anche straordinariamente concretizzabile e quindi assimilabile dalla forma, ha potuto restare incessantemente in antitesi con la secolarizzazione dell’architettura. Seppur databile nella storia stessa, è restata in parziale antitesi finanche con il suo coetaneo movimento razional-funzionalista di matrice mittle-europea, dove la razionalità è nella funzione che crea lo spazio, il quale si distingue dalla forma visibile del costruito che lo assimila (ossia è la forma che si adatta plasmandosi alla funzione nello spazio). Quella italiana è piuttosto una razionalità estetica, invece che pragmatica oltremisura come la mittle-europea, e si fonda sull'equilibrio euritmico orientato a revocare gli eccessi di forme e decorazioni classiche secolarizzatesi. Tale razionalità mirata agli elementi decorativi viene pertanto assorbita e resa contemporanea dal Neo-Razionalismo Italiano, così coniato dallo stesso arch. Paolo Gioffreda.

L’Architettura Razionalista Italiana è incompatibile al fondamentalismo geometrico che avvolge i costrutti post bellici fino a quelli delle archi-stars odierne, bensì è la risultante di segni architettonici elevati all’essenziale di un classicismo cristallino, chiarificato e metafisico, al punto di riunire, riorganizzare e ridefinire gli esempi classici e neoclassici del passato (è l’unica architettura dalla quale è possibile ricominciare, per darne vita un altra, nel cammino rigoroso della continuità evolutiva, che possa visibilmente commisurarsi a quella classica di qualche millennio fa). Il Neo-Razionalismo Italiano non solo è quindi recupero delle radici, accettazione ed edificazione nella metafisica dell’espressione “eterna” del linguaggio architettonico, senza tempo e senza età, purificato con un’estetica geometricamente ottimizzante, ma anche garante di un ritorno a raccogliere potenzialmente tutti i professionisti attuali in un movimento meritocratico e coerente con la storia dell’architettura, che si ripristina a quella coesione ed omogeneità documentata, edificata ed edificante, nello stile progettuale di ogni architetto.

Infatti, la valutazione sui progettisti, che poi concepirono le opere del Razionalismo Italiano, si dirigeva su innumerevoli architetti italiani, tanto poliedrici quanto conformi, con personalità tanto singolari quanto organiche fra esse. Per l’Italia di oggi è sostanziale il riportare alla luce le capacità legittime di ciascuno: questo è possibile, come lo è sempre stato nel passato, in un metodo con regole comuni e non arbitrarie (basta figurarsi in una competizione sportiva cosa succederebbe se non vi fossero le regole di gioco), o comunque non solo regole tecnocratiche e giurisprudenziali, ma soprattutto basate sui metodi riguardo la bellezza e la qualità di vita, che la civiltà architettonica appunto ci ha dato in consegna, affinché noi li conservassimo e li equilibrassimo alle realtà temporali.

Quindi rimane sostanziale permettere che il Neo-Razionalismo Italiano possa caratterizzare quella giusta innovazione nella continuità storico-culturale, come da sempre è stato, da proporre ad architetti e pianificatori, di oggi e di domani, per far prevalere quella coerente meritocrazia tanto attesa da tutte le coscienze. Emergerebbero pertanto innumerevoli progettisti dotati di creatività significative, educative e rappresentative, come quelle appunto della non distante prima metà del secolo scorso. Ricordiamo Moretti, Libera, Del Debbio, Terragni, Piacentini ed altri, tutti giovani progettisti, allora non rinomati e di umiltà elevata ed edificante, i quali hanno compiuto il secondo rinascimento e barocco dell’architettura italiana e che, già oggi, stanno universalmente consolidando stima e valore alla pari di Brunelleschi, Alberti, Bramante, Michelangelo, Palladio, Bernini, Borromini. Nessuno di loro è stato il “creatore” di una propria, nuova, autosufficiente architettura, come le osannate archistar di oggi!

 

Al contrario, sintetizzando, l’architettura stessa potrebbe ricominciare, non daccapo ma di nuovo, prendendo forma proprio dalle immagini del Razionalismo Italiano che ci ha rivelato il vero spazio, fin oltre la nostra eclissata percezione metafisica, uno spazio che rimane interiore, non solo alle forme costruite dall’uomo, ma anche agli stessi uomini, sia impiegati come ermeneuti della creazione del mondo, come auspicava Vitruvio, in firmitas, utilitas e venustas, sia come le bibliche pietre vive, edificate dal Creatore, chiamate a lasciarsi costruire da Lui, cioè a partecipare, in ogni mestiere o professione, con consapevolezza crescente e comunicante, secondo l’energia propria di ogni pietra, nell’edificio ininterrotto della storia della civiltà umana.

Di tutto questo il Neo-Razionalismo Italiano se ne fa testimone, ne segna la dimostrazione e ne disegna il proseguimento.

Neo-Razionalismo Italiano è inoltre un movimento per la prima volta che si muove anche verso il passato, il già edificato, è un movimento salvifico. Va verso il recupero di architetture esistite ed esistenti, dall'ultimo dopoguerra ad oggi, post Razionalismo Italiano, riscattandole da decorazioni inappropriate, fregi superflui, addobbi inutili, abbellimenti fuori luogo, come cornici, cornicioni o marcapiani tinteggiati o in materiali inopportuni e così via dicendo. Neo-Razionalismo Italiano è anche quindi una corrente antidegenerativa della purezza architettonica, una corretta crescita ma anche un sano contagio per voler rianimare la passione per un recupero complessivo dell'architettura in quanto tale e denudarla dai sovraccarichi decorativi, per svelarla, mostrarla e rivelarla quanto più possibile.

Questi obiettivi sono già sentiti dal buon senso comune estetico, da alcune istituzioni che hanno già avviato politiche che sensibilizzano in questo senso, dai piani colore a quelli armonici di forme e materiali, ma ciò non basta per il Neo-Razionalismo che tende a privilegiare un piano ancor più pro-architettura, pertanto ad affiancarsi come strumento indispensabile alle politiche istituzionali per la salvaguardia del patrimonio architettonico e quindi del decoro urbano.

La prima realizzazione neorazionalista italiana è di stile NEOBAROCCO; non è un’opera delle tanto stravaganti ed eccentriche quanto lucrose, che fanno mercato mediante la diseducazione all’arte di una stragrande massa di individui e che l’attuale strapotere finanziario degli investitori privati dissemina sul territorio, piuttosto torna a privilegiare una scelta della comunità sociale, essendo proprio un’opera pubblica, il Nuovo Teatro Comunale a Calcata, progettato dal sottoscritto e fortemente sostenuto per volontà del sindaco Luciano Sestili.

Il Comune di Calcata è in attesa di nuovi sostegni finanziari per condurre a termine questa opera essenziale, non solo perché richiesta largamente dai cittadini di Calcata, sinora privi di un centro culturale di aggregazione, ma anche come punto indicativo di risveglio, di riconquista e di linearità culturale e sostanziale lungo il corso veritiero della civiltà architettonica.

Sintesi del saggio

L’Architettura Razionalista Italiana non è Architettura Neoclassicista, bensì l’evoluzione del classicismo stesso, in forme, spazi, stilemi, proporzioni, sezioni auree, sezioni diagonee, tracciati regolatori, eccetto che per le forme decorative che il Razionalismo ha teso ad azzerare.

Si potrebbe essere tentati ad indurre, per analogia sintattica, ma erroneamente, di esprimere una similitudine con le felici ed infelici ripetizioni classiciste del passato nella equazione: “il Neorazionalismo Italiano, così coniato dall'Arch. Paolo Gioffreda, sta quindi al Razionalismo Italiano, come il Neoclassicismo è stato al Classicismo, o il Neobarocco è stato al Barocco”. In realtà l’Architettura Neorazionalista Italiana viene inventata per presentare la conferma, sia dell’Architettura Classica, o Neoclassica o Neobarocca, come quella del Palladio, Bramante, Bernini, in quasi tutte le loro prerogative, sia dell’Architettura Razionalista Italiana di Moretti, Libera, Del Debbio, in tutte le sue prerogative.

TEATRO COMUNALE A CALCATA


Un progetto, attualmente in corso di costruzione, ci presenta il capostipite, il primo esempio realizzato in assoluto di Architettura Neo-Razionalista Italiana, in particolare con stilemi particolari neo-barocchi, che si evolve da quella purtroppo poco riconosciuta del Razionalismo Italiano nel secolo scorso, se non di recente dall'EUR S.p.a. e dal CE.S.A.R..
La conferma di un'Architettura che si rinnova, che non si lascia nè vincere, nè convincere dalle correnti decostruttiviste, reintroducendo così nuovamente le millenarie regole della classicità, bellezza, equilibrio delle forme e dei volumi nei tracciati regolatori, sezioni auree, rapporti armonici a misura di uomo, allo scopo di  garantire e testimoniare l'esistenza civile e culturale non solo della classicità architettonica, ma anche nella nuova contemporaneità e nel futuro del terzo millennio.



 

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